“Ci stiamo lavorando, c’è un confronto interministeriale e credo di poter dire che entro la prima settimana di febbraio possa andare in Consiglio dei ministri”. Sul pacchetto sicurezza continuano le interlocuzioni che hanno allungato i tempi inizialmente previsti dal governo, ma “siamo a buon punto”, ha assicurato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, dal palco della manifestazione della Lega a Rivisondoli.
Dallo stop ai coltelli, a un intervento sulla legittima difesa, fino alla stretta sulle baby gang, la sicurezza è uno dei dossier su cui il governo intende imprimere un cambio di passo. Piantedosi ha confermato che nel nuovo pacchetto sarà inserita una norma che supera l’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati delle forze dell’ordine: “Noi dobbiamo invertire alcuni ambiti culturali. Va bene incrementare le attività di controllo sul territorio, ma va ripristinato un senso di autorità e di presunzione di liceità delle forze di polizia”. Un passaggio accolto dall’applauso della platea, rafforzato da un affondo contro il centrosinistra: “Troppo a lungo l’azione dei pubblici poteri e soprattutto delle forze di polizia sono state presentate come illecite”.
La norma, nelle bozze circolate in precedenza, non si configura come un vero e proprio scudo penale. Si tratterebbe di una misura di carattere generale, che riguarda tutti i cittadini ma interviene sull’iscrizione nel registro delle notizie di reato quando emergono cause di giustificazione. L’obiettivo dichiarato è rafforzare le tutele complessive della cittadinanza, non creare un salvacondotto per una partcolare categoria. Senza sottrarre o limitare le attività del magistrato, ma evitando automatismi.
Nel pacchetto rientrano però anche altri capitoli. Tra questi, il contrasto alla violenza giovanile e le misure sui coltelli, tema su cui la Lega spinge per un intervento rapido. Dal palco della Lega il titolare del Viminale ha nuovamente bacchettato l’opposizione: “C’è un legame tra immigrazione e baby gang, ma le seconde generazioni di oggi sono i figli di quei 181mila che arrivarono 10 anni fa nella totale mancanza di considerazione di chi era all’epoca al governo e adesso ci fa la morale sulla sicurezza nelle città”.
Sulla stessa linea Matteo Salvini, che ha ribadito la necessità di maggiore libertà operativa per chi è in divisa: le persone che garantiscono la sicurezza “dovrebbero avere ancora più le mani libere per difendere la nostra e la loro sicurezza” pur “nel rispetto dei limiti del codice”. Il leader della Lega ha insistito anche sul fronte giudiziario: “quei ragazzi in divisa non devono essere a processo”.
Sul piano procedurale è il capo del Viminale a scandire i tempi, indicando la prima settimana di febbraio come data utile per portare il testo in Consiglio dei ministri. In ogni caso, il pacchetto è destinato a muoversi lungo una scansione normativa articolata, con due strumenti distinti – un decreto e un disegno di legge -. Ed è in questo passaggio che si colloca l’interlocuzione informale con il Quirinale, attraverso Palazzo Chigi, chiamato a valutare le singole norme prima di un eventuale via libera all’urgenza.
Sul piano politico la Lega punta a velocizzare. Ma sembrerebbe esserci un asse condiviso anche con Fratelli d’Italia, con la premier Giorgia Meloni che nella conferenza di fine anno ha indicato il 2026 come “l’anno in cui si cambia passo” e ha annunciato che il governo sulla sicurezza farà “ancora di più”. Il passaggio ora è istituzionale e temporale: trasformare l’indirizzo politico in norme, tenendo insieme urgenza, garanzie e tenuta complessiva dell’impianto.
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