Ascolta la versione audio dell’articoloDopo lo stop ai social per gli under 16 in Australia, anche i Paesi europei cominciano ad adeguarsi. Lo scorso novembre, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione (non vincolante) per innalzare a 16 anni l’età minima per l’iscrizione autonoma ai social, piattaforme video e chatbot Ai, specificando che ai minori tra 13 e 16 anni l’accesso è consentito solo con autorizzazione genitoriale.Dalla Danimarca alla FranciaQuest’ultima possibilità è stata proposta anche in Danimarca, dove è stato annunciato un disegno di legge per vietare l’accesso ai social per i minori di 15 anni. È la stessa età minima approvata dall’Assemblea nazionale francese con un ddl che ora deve passare all’esame del Senato. Il presidente Macron, a riguardo, si augura «celerità» e che l’entrata in vigore possa arrivare per il prossimo anno scolastico.Loading…«L’Italia resta a guardare»«La Francia sceglie di proteggere i propri figli e manda un messaggio forte all’Europa – ha detto la deputata del Pd Marianna Madia, firmataria della proposta di legge bipartisan per l’accesso alle piattaforme social – spiace constatare che l’Italia, invece, resti a guardare. Nel nostro Paese eravamo a un passo dall’approvazione di una legge bipartisan sull’età minima per l’accesso ai social, una norma di civiltà pensata per tutelare le nuove generazioni. Quel percorso si è però arenato, bloccato da un governo che si proclama sovranista a parole ma che nei fatti non è libero: troppo spesso sottomesso agli interessi delle grandi piattaforme digitali».I testi in ParlamentoIl riferimento è al ddl “Tutela dei minori nella dimensione digitale”, presentato nel 2024 dalla senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Menunni, in discussione in commissione a palazzo Madama. Il provvedimento, che introduce il divieto social ai minori di 14/15 anni, è stato sottoscritto dagli altri gruppi parlamentari di maggioranza ma anche dal Pd, che con Madia ha contribuito alla definizione del testo.Ma in Italia, come ricorda l’Adnkronos, le proposte che mirano a introdurre dei divieti per i minori sui social come forma di tutela e protezione sono ferme in Parlamento. Alla Camera, prima firma Matteo Richetti, è stata depositata la proposta di Azione sottoscritta anche da Italia viva per “Modifiche al codice in materia di protezione dei dati personali”, puntando tra le altre cose a vietare «l’accesso dei minori di 13 anni ai servizi di comunicazione elettronica», mentre per i ragazzi tra i 13 e i 15 anni è richiesto il consenso congiunto dei genitori o di chi ne fa le veci. L’esame del testo è in corso in commissione dopo l’abbinamento con altri provvedimenti simili presentati da Gilda Sportiello (M5s) e Angelo Bonelli (Verdi).






