Gli analisti di Deutsche Bank tornano a rilanciare l’ipotesi di un riassetto nel credito italiano, indicando una possibile aggregazione tra Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm come strada per la creazione di un “terzo polo” in grado di competere con i grandi gruppi nazionali. Nel report intitolato “Carpe diem?”, la banca tedesca aggiorna le proprie analisi sulle operazioni di M&A già esplorate in passato, sottolineando come le attuali valutazioni di Borsa e una Unicredit concentrata sul dossier tedesco — in particolare sull’operazione su Commerzbank — possano riaprire spazi di manovra.
Secondo gli analisti, la logica industriale resta solida: Banco Bpm porterebbe in dote una forte presenza nel retail e nelle Pmi del Nord, mentre Mps — soprattutto alla luce del rafforzamento nell’investment banking e nel wealth management — garantirebbe una piattaforma più articolata e complementare. Il risultato sarebbe un gruppo con massa critica, sinergie sia di costo sia di ricavo e un posizionamento più competitivo nel panorama domestico.Una lettura condivisa anche da Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance alla Università Bocconi, che in un colloquio con AdnKronos sottolinea come “l’operazione sia possibile e dotata di una chiara logica strategica: metterebbe insieme attività complementari e contribuirebbe davvero alla costruzione di un terzo polo bancario italiano, con sinergie elevate tra rete commerciale, prodotti e investment banking”.Allo stesso tempo, però, Calcaterra invita alla cautela sul timing. “Nel breve periodo l’operazione appare più difficile — osserva — perché esistono ostacoli concreti. Il primo riguarda la capacità di esecuzione: MPS è già impegnata nell’integrazione di Mediobanca, un processo complesso che coinvolge governance, culture aziendali e modelli di business molto diversi. Avviare subito un’altra fusione significherebbe aumentare sensibilmente il rischio operativo”. A questo si aggiungono i vincoli di capitale e regolamentari. “Qualsiasi operazione di questa portata richiede risorse patrimoniali e il via libera delle autorità, dalla Bce all’Antitrust, e l’operazione Mediobanca è già sotto stretta osservazione”, prosegue il docente.Infine, il terzo elemento riguarda le alternative sul tavolo per Banco Bpm. “L’istituto — spiega Calcaterra — è oggetto di attenzione da parte di altri player, inclusi gruppi internazionali come Crédit Agricole e la stessa UniCredit. Non è quindi una realtà destinata ad aspettare passivamente una mossa di Mps”.In sintesi, la valutazione resta duplice: da un lato, spiega il professore, “Deutsche Bank ribadisce la coerenza industriale dell’operazione e la sua capacità di ridisegnare gli equilibri del settore; dall’altro, il nuovo contesto — segnato dall’integrazione di Mediobanca — rende il percorso più complesso e ne riduce la probabilità nel breve termine, pur senza escluderlo in prospettiva”. (di Andrea Persili)









