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Referendum, l’Italia al voto. Affluenza boom: il 46% alle 23

di Redazione Panorama Italia
23/03/2026

Chiusi i seggi. Si vota ancora nella giornata di lunedì dalle 7 alle 15. 
Fra pronostici e scongiuri, è il boom dell’affluenza a dare una prima indicazione sul referendum: l’ affluenza al voto per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia è al 46,07% alle ore 23. Il dato, che è in costante aggiornamento, è pubblicato sul sito Eligendo del Viminale. La percentuale dei votanti ha superato quella di ogni altro referendum del terzo millennio con urne aperte due giorni. Nei comitati e nelle stanze dei partiti hanno cominciato a fare i conti.

Per approfondire Agenzia ANSA Referendum: dall’Abruzzo al Veneto i dati dell’affluenza alle 23 – Notizie – Ansa.it Alle 23 il dato dell’affluenza si assesta al 46,07%. L’Emilia Romagna si conferma la Regione con la più alta partecipazione pari al 53,69%, maglia nera alla Sicilia con il 34,94% (ANSA)

Per esempio: finché sono stati disponibili, con alta affluenza i sondaggi indicavano un tendenziale vantaggio dei “Sì”. Sul podio delle regioni con più partecipazione alle urne, però, ci sono l’Emilia Romagna (46,3%) e la Toscana (44,7%), storicamente “rosse” e quindi associate al “No”. In mezzo a loro, la Lombardia (45%), guidata dal centrodestra. “Il senatore Lega Claudio Borghi ha avvertito: “Non farsi fuorviare dai sondaggi che girano. Sono fatti con metodi che nemmeno il pendolino di Mosca… quindi non crediate che sia fatta”.

Per i sondaggisti di Youtrend la situazione è “imprevedibile”. Una considerazione è però condivisa: con un’affluenza così alta, non si potranno sminuire le conseguenze politiche del voto: da una parte, una bocciatura o un rafforzamento del governo. E dall’altra un faro di vittoria per le prossime politiche o un macigno sulla strada del campo largo. La giornata di attesa è stata scandita dalle foto sui social dei politici alle urne e da qualche polemica nei seggi elettorali.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha votato all’una a Palermo. Hanno già fatto il loro dovere di elettori anche i leader di partito: il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini a Roma in serata, di ritorno dal funerale di Umberto Bossi a Pontida. L’altro vicepremier e segretario di Fi Antonio Tajani a Fiuggi nel pomeriggio, mentre la presidente del consiglio Giorgia Meloni voterà poche ore prima della chiusura dei seggi. La segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente del M5s Giuseppe Conte si sono presentati al seggio in mattinata a Roma. In qualche post, i politici hanno lambito il confine del silenzio elettorale. Lo ha fatto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha pubblicato una sua foto al seggio con scritto: “Sì, ho votato”. Idem il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli: “Avete votato? Io sì”.
Marina Berlusconi ha votato a Milano, nel primo pomeriggio: “È un’occasione che non possiamo farci sfuggire – ha detto – la dedica è agli italiani, sperando che prevalga il Sì per un’Italia civile democratica e moderna”. Qualche immancabile polemica qua e là. A Garlasco, in provincia di Pavia, “la notte prima del silenzio elettorale – hanno denunciato Pd, M5s, Avs e i comitato per il No – sono stati strappati tutti i manifesti del No. Un vergognoso episodio”. Mentre il segretario campano di Forza Italia, Fulvio Martusciello, ha annunciato un esposto perché a Napoli sarebbero stati usati “pulmini del Comune per i disabili per portare la gente a votare No al referendum” come dimostrerebbe “un video in cui l’assessore alle Politiche sociali della Terza Municipalità, Teresa Esposito, racconta di stare utilizzando quei mezzi per accompagnare cittadini al voto”.
Il M5s ha invece parlato di “propaganda illegale nei seggi umbri, dove i rappresentanti di lista di FdI espongono distintivi con chiara indicazione di voto per il Sì”. Mentre il senatore di Iv, Ivan Scalfarotto, ha annotato un segno di progresso: “Nei seggi abbiamo visto per la prima volta gli elettori non più divisi tra maschi e femmine ma secondo l’ordine alfabetico. Può sembrare una piccola novità, è un grande gesto di civiltà”. L’elettrice probabilmente più anziana è di Cascina, nel Pisano: la signora Valli Morganti, di anni 104.

Per approfondire Agenzia ANSA A 104 anni al seggio per votare al referendum – Notizie – Ansa.it A 104 anni al seggio per votare al referendum. Succede a Cascina (Pisa), dove la signora Valli Morganti, accompagnata dai familiari, ha espresso il suo voto. (ANSA)

Boom dell’affluenza

E’ del 46,07% il dato definitivo dell’affluenza alle urne delle ore 23 al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. E’ quanto risulta dal sito Eligendo del Viminale. 
Boom dell’affluenza. Il dato delle 19 conferma la crescita della partecipazione al voto con una percentuale del 38,9%: quasi di 10 punti in più rispetto al precedente del referendum del 2020 sul taglio del numero dei parlamentari che, nel primo giorno di voto allo stesso orario, aveva fatto registrare una partecipazione del 29,7% degli aventi diritto. Per quanto riguarda gli altri precedenti di referendum costituzionali (nei quali, va ricordato, non è necessario il raggiungimento di un quorum) il dato dell’affluenza delle 19 si conferma da record.
Al referendum del 2001 sulla riforma del Titolo V (nel quale si votò, però, solo in un giorno) l’affluenza alle urne delle 19 era stata al 23,9%. A quello sulla devolution del 2006 alle 19 del 25 giugno aveva votato il 22,4%. Il referendum costituzionale del 2016 sulla riforma Renzi si tenne in una sola giornata e alle 19 aveva votato il 57,24%. Nelle altre consultazioni popolari più recenti, non di carattere costituzionale, ma nelle quali si è votato in due giorni nell’ultima, del 2025, su lavoro e cittadinanza si è registrato un dato del primo giorno alle ore 19 del 16,16% e a quello del 2011 su acqua e nucleare fu del 30,3%.
Alle 12 l’affluenza definitiva è stata del 14,9%. In crescita rispetto ai precedenti delle ore 12 dei referendum costituzionali (nei quali, va ricordato, non è necessario il raggiungimento di un quorum) ad eccezione di quello del 2016 sulla riforma Renzi quando, però, si votò in un solo giorno. Al referendum del 2001 sulla riforma del Titolo V l’affluenza alle urne delle 12 era al 7,8%. A quello sulla devolution del 2006 alle 12 del 25 giugno aveva votato il 10,1%. Il referendum costituzionale del 2016 si tenne in una sola giornata e alle 12 aveva votato il 20,1%. Per quanto riguarda, infine, quello del 2020 sulla riduzione del numero dei parlamentari il dato dell’affluenza delle 12 del primo giorno è del 12,2%. Per quanto riguarda le altre consultazioni popolari non di carattere costituzionale, ma nelle quali si votò in due giorni nell’ultima, del 2025, su lavoro e cittadinanza il dato del primo giorno alle ore 12 era del 7,4% e a quello del 2011 su acqua e nucleare era dell’11,7%.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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