Il fronte giustizia continua a essere portatore di grattacapi per il governo. Proprio mentre tenta di indirizzare la ripartenza dopo gli assestamenti per la debacle referendaria, Giorgia Meloni si trova a dover fare i conti con i contraccolpi del caso della grazia a Nicole Minetti. Una vicenda ancora non del tutto chiara, ma che ha inevitabili implicazioni per il ruolo del ministero della giustizia.
Nel giro di contatti quotidiani con i suoi ministri non è escluso che la premier abbia sentito Carlo Nordio. Ai piani alti dell’esecutivo si attende l’evoluzione delle nuove istruttorie, alla luce delle rivelazioni pubblicate dal Fatto quotidiano. Per ogni commento si rinvia ai comunicati di Via Arenula. Non ci sono al momento, secondo le poche considerazioni che filtrano, preoccupazioni sui possibili impatti sul governo, ma è chiaro che il silenzio con cui la vicenda viene seguita denota un certo imbarazzo.
È il passato che torna, per molti protagonisti della politica che hanno vissuto gli anni del berlusconismo, nelle stesse ore del rinvio a giudizio di Marcello Dell’Utri per i 42 milioni ricevuti dal Cavaliere. Meloni già tredici anni fa, quando era uno dei volti giovani del centrodestra, ci teneva a marcare le distanze dall’ex ballerina di Colorado, igienista dentale ed ex consigliera lombarda del Pdl, che andò a prendere Karima El Mahroug detta Ruby in questura a Milano.
Per approfondire Agenzia ANSA Dalla tv alla grazia, la vita sotto i riflettori di Nicole Minetti – Notizie – Ansa.it Eletta in Regione a soli 25 anni, poi Ruby e i processi fino all’Uruguay (ANSA)
“Mi sono vergognata – diceva il 13 febbraio 2013, pochi mesi dopo la fondazione di FdI – di Nick o ‘mericano. Mi sono vergognata di Dell’Utri, condannato per mafia, e di Sciascia, condannato per corruzione. E poi ancora: di Papa e Milanese, di Razzi e Scilipoti, della Minetti e di tutte le starlette catapultate nelle istituzioni pubbliche italiane, screditando la nostra democrazia. Sono alcune delle ragioni per cui ho fondato Fratelli d’Italia rimanendo nel centrodestra”.
Anni dopo sarebbero arrivate le due condanne per cui Minetti ha chiesto e ottenuto la grazia, concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a febbraio ma emersa solo nei giorni scorsi grazie alla trasmissione Mi Manda RaiTre. Nel centrodestra nessuno ha voglia di commentare pubblicamente. C’è chi informalmente sottolinea che questi dossier sono seguiti dal gabinetto del guardasigilli.
Un ufficio che fino a un mese fa era guidato da Giusi Bartolozzi, spinta alle dimissioni dopo il referendum sulla giustizia. Ma c’è anche chi sostiene che Carlo Nordio, che da ministro della Giustizia ha espresso parere favorevole alla grazia, conosca bene la famiglia Cipriani, la dinastia dell’Harry’s Bar di Venezia, di cui è erede Giuseppe, il compagno di Minetti.
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