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Le Borse chiudono deboli e puntano gli occhi alle Banche centrali

di Redazione Panorama Italia
06/06/2026
Le Borse chiudono deboli e puntano gli occhi alle Banche centrali

Le Borse europee hanno chiuso perlopiù deboli la prima settimana di giugno, in un clima di crescente attesa per le prossime riunioni delle banche centrali, a partire dalla BCE la prossima ottava, cui seguirà la FED a metà giugno. Sullo sfondo, restano monitorate le questioni geopolitiche, in attesa di novità su un possibile accordo USA-Iran.
Le questioni macroeconomiche sono sempre al centro e gli investitori soppesano la revisione al ribasso del PIL dell’Eurozona nel 1° trimestre del 2026. Secondo l’Ufficio statistico europeo EUROSTAT, il PIL è risultato in calo dello 0,2% t/t, inferiore rispetto al +0,1% della seconda lettura e del consensus. Nel trimestre precedente invece si era registrato un +0,2%. Su anno si registra un incremento dello 0,3%, a fronte del +0,8% della stima preliminare e delle attese degli analisti. Il dato si confronta con il +1,2% del trimestre precedente.
Focus anche sull’economia statunitense che ha registrato a maggio un altro mese di forte crescita dell’occupazione: secondo i dati del Bureau of Labor Statistics, gli occupati non agricoli sono aumentati di 172.000 unità il mese scorso, dopo un aumento rivisto al rialzo di 179.000 unità ad aprile, mentre il consensus era per un aumento di 85.000 posti di lavoro.
Uno slancio che rafforza le aspettative di una politica monetaria più restrittiva da parte della Federal Reserve.
La solidità del mercato del lavoro alimenta la convinzione che l’economia statunitense continui a mostrare una resilienza superiore rispetto ad altre economie avanzate, nonostante le tensioni geopolitiche e i persistenti rischi inflazionistici legati ai prezzi dell’energia.

Gli addetti ai lavori scontano ora pienamente un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base, entro la fine del 2026, segnando un netto cambio di scenario rispetto ai mesi precedenti, quando prevalevano le aspettative di tagli del costo de denaro. Per la riunione del 16 e 17 giugno, il mercato si aspetta ancora che la Fed mantenga i tassi di interesse stabili al 3,5%-3,75%.

I principali indici
Nello scenario borsistico europeo calo deciso venerdì per Francoforte, che segna un -0,75%, Londra è stabile, riportando un moderato +0,07%, e tentenna Parigi, con un modesto ribasso dello 0,32%.
Si allinea all’Europa il listino milanese, con il FTSE MIB che lascia sul terreno lo 0,56%; sulla stessa linea, cede alle vendite il FTSE Italia All-Share, che chiude a 52.535 punti. In ribasso il FTSE Italia Mid Cap (-0,87%); come pure, in rosso il FTSE Italia Star (-1,09%).
I titoli di Piazza Affari
Tra le migliori Blue Chip di Piazza Affari, andamento positivo per Inwit, che avanza di un discreto +3,31%. Ben comprata Italgas, che segna un forte rialzo del 3,09%. Hera avanza del 2,08%, in territorio positivo anche Campari (+1,96%). I più forti ribassi, invece, si sono verificati su STMicroelectronics, che ha archiviato la seduta a -5,87%. Sotto pressione anche Prysmian (-3,49%) e Stellantis (-3,19%). Giornata fiacca per Unicredit (-1,38%).
Al Top tra le azioni italiane a media capitalizzazione, ERG (+5,93%), D’Amico (+3,08%), IREN (+2,70%) e CIR (+2,04%). Le più forti vendite, invece, si sono abbattute su LU-VE Group, che ha terminato le contrattazioni a -5,35%. Lettera anche su Technoprobe (-4,34%), Carel Industries (-4,25%) e Technogym (-3,08%).

Cosa aspettarsi dalla BCE
La prossima riunione della Banca centrale europea è alle porte, in calendario giovedì l’11 giugno, in un contesto ancora condizionato dal conflitto in Medio Oriente e dai prezzi dell’energia che influiscono a cascata sugli altri prezzi.
Alla revisione al ribasso del PIL dell’Eurozona che l’ultimo dato sull’inflazione ha mostrato un aumento dei prezzi salito al 3,2% dall’1,9% dei primi tre mesi del conflitto e le prospettive indicano nuovi aumenti a causa dell’aumento dei costi energetici.
Le previsioni degli addetti ai lavori propendono per un aumento dei tassi di interesse nella riunione della prossima settimana. È quanto emerge da un sondaggio Bloomberg condotto tra alcuni economisti tra il 29 maggio e il 3 giugno, in cui soltanto uno non si è espresso a favore di una mossa di restrizione monetaria.
Inoltre, la maggioranza vede un secondo rialzo entro la fine dell’anno, con il tasso sui depositi che salirebbe al 2,50%. Il mese più sarebbe è settembre, in corrispondenza della pubblicazione delle nuove proiezioni macroeconomiche degli economisti centrali.

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