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Home Economia Italiana

Italia tra i Paesi più esposti agli shock energetici, il risparmio con le rinnovabili

di Redazione Panorama Italia
06/07/2026
Italia tra i Paesi più esposti agli shock energetici, il risparmio con le rinnovabili

L’Italia continua a essere uno dei Paesi europei maggiormente vulnerabili alle oscillazioni del mercato del gas naturale. È quanto emerge dall’ultimo briefing dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA), che fotografa una situazione in cui la dipendenza dal gas continua a influenzare in maniera significativa il prezzo dell’elettricità. Allo stesso tempo, lo studio mette in evidenza però un dato particolarmente significativo: nei primi quattro mesi del 2026 la crescita delle energie rinnovabili ha consentito ai consumatori europei di risparmiare miliardi di euro sul mercato elettrico all’ingrosso, compensando ampiamente il costo di 13 miliardi provocato dalla volatilità del gas.

Quanto è costata la volatilità del gas nel 2026
I primi mesi del 2026 sono stati caratterizzati dalle tensioni internazionali che hanno avuto ripercussioni sui mercati energetici. Come già accaduto negli anni precedenti, il prezzo del gas naturale ha registrato forti oscillazioni, trasferendosi rapidamente anche sul costo dell’elettricità.
Secondo l’analisi dell’EEA, tra gennaio e aprile la volatilità del gas è costata complessivamente 13 miliardi di euro ai consumatori europei. Questo incremento dei costi deriva dal fatto che il gas continua ancora oggi a determinare il prezzo marginale dell’energia elettrica in molte ore della giornata. Infatti, anche quando una parte consistente dell’elettricità viene prodotta da fonti rinnovabili, è spesso la centrale a gas necessaria per soddisfare l’ultima quota di domanda a stabilire il prezzo pagato sull’intero mercato elettrico.
Finché il sistema continuerà a dipendere in misura rilevante dagli impianti alimentati a gas, ogni aumento della materia prima continuerà inevitabilmente a riflettersi sulle bollette di famiglie e imprese.
Quanto fanno risparmiare le rinnovabili
Lo studio dell’Agenzia europea per l’ambiente stima infatti che nei primi quattro mesi del 2026 le fonti rinnovabili abbiano generato un risparmio di circa 29 miliardi di euro sul mercato elettrico all’ingrosso. Se il conto della volatilità del gas è stato elevato, senza la crescita di eolico e fotovoltaico sarebbe stato molto peggiore.
L’effetto è semplice da comprendere. Più energia viene prodotta attraverso sole, vento e altre fonti rinnovabili, minore diventa il ricorso alle centrali alimentate a gas. Di conseguenza diminuisce anche l’impatto delle oscillazioni del prezzo del metano sul costo finale dell’energia elettrica.
Per questo motivo l’EEA definisce le energie rinnovabili una vera e propria “assicurazione macroeconomica”. Aumentare la loro quota significa rendere l’intera economia europea meno vulnerabile alle crisi energetiche internazionali.
L’Europa dipende ancora troppo dalle importazioni di combustibili fossili
Nonostante gli importanti progressi compiuti nella transizione energetica, l’Unione europea mantiene ancora una forte dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento delle fonti fossili. Nel 2024 circa l’85% del gas consumato nell’Unione è stato importato, così come il 97% dei prodotti petroliferi.
Questa dipendenza rappresenta uno dei principali fattori di vulnerabilità economica del continente. Ogni crisi geopolitica, riduzione delle forniture o tensione internazionale può infatti tradursi rapidamente in un aumento dei prezzi dell’energia.
Negli ultimi quindici anni, tuttavia, il sistema elettrico europeo è profondamente cambiato grazie allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Nelle prime sedici settimane del 2026 eolico, fotovoltaico e altre energie rinnovabili hanno coperto il 44% della produzione elettrica europea, una quota quasi doppia rispetto a quella registrata nel 2010.
E proprio questa crescita ha già contribuito a ridurre il ricorso alle centrali a gas e ad attenuare l’impatto delle oscillazioni dei combustibili fossili sul prezzo dell’elettricità.
Perché l’Italia è tra i Paesi più esposti agli shock energetici
L’Italia rappresenta uno dei casi più critici analizzati dall’Agenzia europea per l’ambiente. Nel periodo preso in esame, il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità nel 66% delle ore, uno dei valori più elevati di tutta l’Unione europea. Soltanto la Polonia presenta una situazione analoga, con il gas determinante nel 63% delle ore.
Questo significa che il mercato elettrico italiano continua a risentire in misura particolarmente elevata delle oscillazioni del prezzo del metano.
Dal 2000 la produzione nazionale di energia elettrica è rimasta sostanzialmente stabile, registrando addirittura una lieve diminuzione del 2%. Parallelamente è aumentata la dipendenza dalle importazioni di elettricità, soprattutto da Francia e Svizzera. Nei primi mesi del 2026 il gas copriva ancora il 53% della produzione elettrica italiana, mentre le fonti a basse emissioni si fermavano al 40%.
Una composizione del mix energetico di questo tipo rende inevitabilmente il sistema molto più sensibile alle variazioni del prezzo internazionale del gas.
In Spagna invece, dove dal 2000 la produzione elettrica nazionale è aumentata del 28% grazie agli investimenti in eolico e fotovoltaico, oggi il 79% dell’elettricità proviene da fonti low-carbon, mentre il gas rappresenta soltanto il 16% della produzione. Di conseguenza il gas ha fissato il prezzo dell’energia soltanto nel 9% delle ore analizzate.
Il risultato è evidente anche nei prezzi: il costo medio dell’elettricità in Spagna si è attestato intorno ai 43 euro per MWh, ben al di sotto dei livelli registrati in Italia.
Lo scenario al 2030: prezzi più bassi con la transizione energetica
Secondo l’analisi dell’Agenzia europea, se gli Stati membri rispettano gli obiettivi previsti dai rispettivi piani energetici e accelerano lo sviluppo delle fonti rinnovabili la quota di produzione da energie rinnovabili raggiungerebbe circa il 68% entro il 2030, consentendo al prezzo medio dell’elettricità all’ingrosso di scendere fino a circa 71 euro per MWh.
Se, invece, la transizione energetica rallenta e il sistema continua a dipendere fortemente dal gas, il prezzo medio potrebbe arrivare fino a 160 euro per MWh, vale a dire circa il 125% in più rispetto allo scenario caratterizzato da un pieno sviluppo delle fonti rinnovabili.

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