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L’appello bipartisan contro le preferenze divide le parlamentari

di Redazione Panorama Italia
06/07/2026
L’appello bipartisan contro le preferenze divide le parlamentari

Fa discutere l’appello trasversale di diverse parlamentari contro le preferenze nella nuova legge elettorale. “Tende a penalizzare la rappresentanza femminile”, scrivono Elena Bonetti (Azione), Silvana Comaroli (Lega), Isabella De Monte (Forza Italia), Chiara Gribaudo (Pd) e Luana Zanella (Avs).

“Mentre alla Camera dei Deputati è in corso il confronto sulla nuova legge elettorale – spiegano -, sentiamo la necessità, come donne che hanno avuto e hanno una responsabilità istituzionale, di contribuire a far sì che le nuove regole favoriscano l’elezione di più donne. Si sta dibattendo sulla possibilità di introdurre le preferenze, e vi chiediamo di riflettere insieme sulle conseguenze che riguardano direttamente la futura presenza delle donne in Parlamento”. Secondo le firmatarie dell’appello, “l’esperienza italiana e quella di molti altri Paesi, come ampiamente attestato in letteratura comparata, mostrano che il voto di preferenza tende a penalizzare la rappresentanza femminile. Le preferenze premiano soprattutto la forza delle reti personali, la disponibilità di risorse economiche, la notorietà costruita nel tempo: condizioni che, ancora oggi, vedono troppo spesso le donne partire da una posizione di svantaggio, o dipendere da reti di potere costruite da altri”. Giusto l’appello di Elena Bonetti contro le preferenze perché potrebbe compromettere la rappresentanza femminile, ma se si tiene alla rappresentanza, non solo sulle preferenze ma sull’intera legge bisognerebbe votare convintamente contro in Parlamento. Perché si tratta di un testo che penalizza pesantemente il voto degli elettori a causa di un premio di maggioranza abnorme, le liste bloccate, lo stop al voto fuorisede, fino all’esclusione di interi partiti con norme discrezionali sull’esenzione firme come accaduto a noi’, commentano la vicesegretaria di +Europa Antonella Soldo e la Tesoriera Carla Taibi.

‘ Con stima e affetto verso ognuna di loro, posso testimoniare per esperienza personale esattamente il contrario- rilancia Pina Picierno sui social. Se a decidere della mia elezione fosse stato un posto in lista stabilito sulla base della fedeltà al capo, io non sarei stata eletta perché considerata “non in linea” almeno dagli ultimi due segretari del Pd. I listini bloccati non hanno mai aiutato le donne libere e generano un preoccupante circolo vizioso: si allontanano sempre di più gli eletti dai cittadini’. Deborah Bergamini, vicesegretaria di FI “condivide invece pienamente l’appello per una legge elettorale che garantisca una rappresentanza femminile in Parlamento. Si tratta di un valore di civiltà che, purtroppo, l’introduzione delle preferenze rischierebbe di compromettere”, aggiunge. ‘ Il merito viene prima di ogni cosa – interviene Michaela Biancofiore – e le preferenze, il consenso personale dovrebbero essere per tutti il DNA della politica’.Per la senatrice del gruppo civici d’Italia, ‘una legge elettorale veramente democratica è quella che lascia la possibilità agli elettori di decidere chi portare in Parlamento,per rispondere alle proprie istanze. Questa è l’unica strada per promuovere chi è veramente meritevole di entrare nelle istituzioni. Del resto, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata alla guida del paese non grazie a scorciatoie, quote rosa o altro ma per le sue capacità politiche. E questo dovrebbe essere l’esempio che ci porta a dire ‘sì’ alle preferenze senza se e senza ma”. Su questa scia anche la dem Lia Quartapelle:”le liste bloccate distorcono il rapporto tra eletti ed elettori a favore del rapporto tra parlamentari e leader, cioè di chi ha il potere di compilare le liste’.

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