All’Università Marconi il protocollo con Fondazione Doppia Difesa: formazione e autonomia per ricostruire la propria vita dopo la violenza.
Borse di studio per donne vittime di violenza all’Università Marconi
Le borse di studio per donne vittime di violenza diventano un nuovo strumento di ripartenza grazie al protocollo “Ricomincio da me”, presentato all’Università degli Studi Guglielmo Marconi durante l’incontro “Violenza di genere, tutela delle vittime, prevenzione e percorsi di sostegno”.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione con la Fondazione Doppia Difesa Onlus e rientra nelle attività dedicate alla Giornata Internazionale della Donna.
Il progetto punta a sostenere concretamente le donne che hanno subito abusi. Infatti, l’obiettivo è favorire autonomia personale, inclusione sociale e indipendenza economica attraverso la formazione universitaria.
Le borse di studio consentiranno alle beneficiarie di accedere a corsi di laurea e master. Tuttavia, non si tratta solo di un sostegno economico: l’iniziativa mira anche a ricostruire percorsi di vita interrotti dalla violenza.
Come funzionano le borse di studio per donne vittime di violenza
Il protocollo “Ricomincio da me” prevede l’assegnazione di borse universitarie per vittime di violenza domestica destinate alle donne seguite dalla Fondazione Doppia Difesa nei percorsi di assistenza legale e psicologica.
Le partecipanti potranno iscriversi a diversi corsi accademici offerti dall’ateneo. Inoltre, il progetto offre un supporto formativo capace di rafforzare competenze professionali e opportunità di lavoro.
Molte vittime, infatti, restano intrappolate in contesti di abuso proprio per la mancanza di autonomia economica. Per questo motivo lo studio diventa un passaggio decisivo per la libertà personale.
Attraverso l’accesso alla formazione universitaria, le beneficiarie potranno ricostruire il proprio futuro e riacquistare fiducia nelle proprie capacità.
Il ruolo dell’Università Marconi nel progetto “Ricomincio da me”
Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali di Marco Belli, Direttore Generale Vicario di UniMarconi. Nel suo intervento ha evidenziato il valore sociale dell’iniziativa.
«Percorsi concreti di ripartenza per le donne vittime di violenza passano anche attraverso l’accesso allo studio e alla formazione», ha sottolineato.
L’università, quindi, assume un ruolo centrale nella costruzione di strumenti concreti di emancipazione. Inoltre, il protocollo rafforza il dialogo tra istituzioni accademiche e realtà impegnate nella tutela delle vittime.
Il dibattito è stato moderato dal giornalista Massimo Martinelli e ha coinvolto diversi esperti sul tema della violenza di genere.
Violenza di genere e prevenzione nei contesti educativi
Nel corso dell’incontro è stato affrontato il fenomeno della violenza di genere nelle sue diverse forme.
L’avvocato Cristina Natale della Fondazione Doppia Difesa ha ricordato l’impegno dell’ente nel supporto alle vittime.
«La violenza non è solo fisica», è stato sottolineato durante il confronto. «Può essere psicologica ed economica e spesso si consuma all’interno delle mura domestiche».
Negli ultimi anni il fenomeno coinvolge sempre più spesso anche ragazze molto giovani e studentesse. Per questo motivo diventa essenziale rafforzare la prevenzione nei contesti educativi.
Scuole e università possono infatti svolgere un ruolo decisivo nella diffusione di informazioni, strumenti di tutela e percorsi di consapevolezza.
La testimonianza di Assunta Maiorano
Il momento più intenso dell’incontro è stato la testimonianza della signora Assunta Maiorano.
Oggi è iscritta al corso di laurea in Ingegneria proprio grazie a una delle borse di studio per donne vittime di violenza previste dal progetto.
La sua esperienza rappresenta un esempio concreto di come il sostegno possa trasformarsi in un nuovo percorso di vita.
«Ricomincio da me», ha spiegato, «è un esempio concreto di come il sostegno possa trasformarsi in una reale opportunità di futuro».
La formazione universitaria diventa quindi uno strumento di rinascita personale e professionale.
I contributi istituzionali e l’opera simbolica “Loud”
Durante l’incontro sono intervenuti anche Francesco Urraro, Vice Presidente del Consiglio di Presidenza del Consiglio di Stato, la psicologa Grazia Stocchino della Fondazione Doppia Difesa e il pubblico ministero Maria Perna.
I relatori hanno approfondito diversi aspetti della violenza di genere. In particolare hanno discusso degli strumenti di tutela delle vittime e dell’importanza della prevenzione culturale.
È stato inoltre ricordato che la violenza domestica coinvolge spesso anche i minori che assistono agli episodi di abuso. Le conseguenze possono essere profonde e durature. Per questo motivo il lavoro di sensibilizzazione resta fondamentale.
A chiudere l’incontro è stata la donazione dell’opera “Loud”, realizzata dall’interior designer e artista Giorgiana Velluti. Si tratta di una sedia simbolica dedicata alla memoria delle vittime di violenza.











