Lo scorso 5 febbraio la polizia di Messina chiamata da Daniela Zinnanti trovò la donna a casa di Santo Bonfiglio “in condizioni critiche, tumefatta e coperta di sangue con ferite all’arcata sopraciliare e all’orecchio”. L’uomo, ora in carcere per avere ucciso la ex compagna accoltellata lunedì notte, ai poliziotti disse che la convivente era caduta perchè era ubriaca. Per aver sottoposto a vessazioni di carattere fisico ed emotivo tanto da ridurla in condizioni di soggezione e averle causato lesioni come fratture delle costole, Bonfiglio era stato posto ai domiciliari con l’uso del braccialetto elettronico. Una misura cautelare ulteriore e più pesante rispetto al divieto di avvicinamento cui era stato sottoposto precedentemente per fatti analoghi nei confronti della compagna. Ma il dispositivo di controllo mancava e l’assassino è evaso e ha ucciso la ex. Nell’ordinanza cautelare emessa a febbraio, a meno di una settimana dall’istanza della Procura di Messina, il gip scrive che l’uomo era stato ammonito nel giugno 2025 dal questore per i maltrattamenti cui sottoponeva la compagna. Nel provvedimento il questore parlava della pericolosità di Bonfiglio e del rischio che potesse compiere azioni “più gravi”. La relazione tra la vittima e l’assassino era stata sempre difficile. Il 30 maggio 2025 Bonfiglio aveva colpito la donna con un pugno in testa facendola cadere a terra e poi colpendola a calci finchè non era svenuta. Bonfiglio, scrive il giudice, era già stato condannato per reati contro la persona e per porto d’armi o oggetti atti a offendere. Dopo il pestaggio di febbraio Daniela venne portata in ospedale, dove i sanitari le riscontrarono fratture costali, trauma cranico, ferite da taglio, e venne giudicata guaribile in 30 giorni. Interrogata, Zinnanti ha raccontato un calvario fatto di liti e pestaggi culminati anche in tentativi di soffocamento e ha detto che dopo il 31 maggio 2025 aveva dovuto ricorrere alle cure dei sanitari altre due volte. “La cadenza mensile delle aggressioni descritta dalla donna – scrive il gip nell’ultima misura cautelare – delinea un regime di vita insostenibile e umiliante, tipico della fattispecie incriminatrice, non scalfito dai vari tentativi di riconciliazione che, anzi, confermano la sottomissione psicologica della vittima”. Per l’aggressione di febbraio il gip aveva disposto per l’imputato il giudizio immediato, fissato per il prossimo maggio.
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