Ci sono “elementi di complessità”
nell’attività quotidiana della magistratura. Al “caos
istituzionale” collegato alla “complessità
giuridico-istituzionale”, si aggiunge anche “la proliferazione
dei diritti soggettivi pubblici, le pretese nei confronti della
pubblica amministrazione”. “Tutti vantano, più o meno a ragione,
diritti: i migranti, i delinquenti, gli zingari, gli animali”.
“Ma pochi si ricordano di avere doveri e soprattutto oneri”.
L’occasione per l’analisi delle difficoltà a cui vanno incontro
i magistrati è la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario
del Tar per il Friuli Venezia Giulia. A delinearla è stato oggi
il presidente Carlo Modica de Mohac di Grisì.
“Abbiamo sentito ieri sera una trasmissione alla televisione
in cui l’onorevole Brambilla ci illustrava che anche gli animali
hanno dei diritti”, ha sottolineato il presidente parlando a
braccio al pubblico e raccontando che il Tar Fvg è il primo in
Italia ad aver consentito regolarmente e “in sicurezza”
l’accesso negli uffici a un cane. “Quindi tutti vantano
diritti”, ha ripreso il discorso, “e questo è un ulteriore
elemento di complicazione. Tutti questi diritti spesso sono in
conflitto perché rappresentano interessi in conflitto. Basti
pensare al diritto alla trasparenza e alla riservatezza”.
In un’Italia con una “società complessa”, “che appare più che
mai divisa”, ha osservato, “la magistratura è indipendente. Ma
la domanda è se è imparziale: non può esserlo perché questo
ordinamento così frazionato non lo consente. E allora bisogna
mettersi nell’atteggiamento psicologico dell’imparzialità, un
lavoro psicologico che deve fare ogni giudice, che forse
potrebbe anche essere controllato”, “verificare se talvolta i
magistrati non debordino, assumendo posizioni pubbliche che
denuncino una loro preferenza politica, il che crea un danno
irreversibile per la giustizia”.
Infine il referendum sulla giustizia. A margine della
cerimonia Modica de Mohac di Grisì ha espresso “un’opinione
personale”: “voterei sì”. “Per me – ha spiegato – va anche
evitata la possibilità che ci sia un unico organo e quindi un
unico ‘agone politico’ fra magistrati del pubblico ministero e
magistrati della giudicanti”. Un accenno in conclusione alle
“distorsioni” e al caso Palamara: “Speriamo che non riaccada.
Poteva non accadere, ma come diceva Levi, ‘se una cosa è
accaduta può riaccadere'”.
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