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Aumenti su carburanti, luce e gas da 29 miliardi per la guerra in Iran: le regioni più colpite

di Redazione Panorama Italia
10/05/2026
Aumenti su carburanti, luce e gas da 29 miliardi per la guerra in Iran: le regioni più colpite

Le continue chiusure dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, hanno fatto aumentare a dismisura i costi dell’energia. Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia Mestre, nel 2026 famiglie e imprese italiane dovranno sostenere quasi 29 miliardi di euro di extra costi per benzina, gasolio, luce e gas rispetto all’anno precedente. L’aumento complessivo si attesta al 16%. Il conto si scarica in modo disomogeneo sul territorio nazionale: il Nord paga di più in valore assoluto, il Sud in percentuale.

Le spese maggiori sono benzina e diesel
La voce più pesante è quella dei carburanti. Con il prezzo di benzina e diesel stabilmente attorno ai 2 euro al litro, la Cgia stima un aggravio di 13,6 miliardi di euro rispetto al 2025, pari a un incremento del 20,4%.
Seguono l’energia elettrica con 10,2 miliardi (+12,9%) e il gas con 5 miliardi (+14,6%).
Le stime si basano su prezzi medi ipotizzati per il 2026 di 1,95 euro al litro per la benzina e 2,05 per il gasolio, con consumi costanti rispetto all’anno precedente. Per elettricità e gas, i valori di riferimento sono rispettivamente 150 e 50 euro per MWh.
Nord e Sud: chi paga di più in Italia
In valore assoluto, le regioni più colpite sono quelle con la maggiore concentrazione di imprese e abitanti:

Lombardia con 5,4 miliardi di extra costi;
Emilia-Romagna con 3 miliardi;
Veneto con 2,9 miliardi;
Lazio con 2,3 miliardi.

Il quadro si ribalta guardando le variazioni percentuali. I rincari più cari sono in:

Calabria con un aumento del 17,8%;
Sicilia con un aumento del 17%;
Campania con un aumento del 17%

Nel complesso, il Sud registra rincari del 16,8% contro il 15,2% del Nord Ovest. Il divario si spiega con il peso maggiore dei carburanti sulla spesa energetica del Sud (del 21,1% contro il 19,6%) per via di una rete infrastrutturale meno sviluppata.
Le misure anti rincari del Governo
Il decreto bollette, approvato a fine marzo dal Parlamento, vale circa 5 miliardi di euro. Prevede come misura straordinaria un bonus da 115 euro in bolletta elettrica per le famiglie economicamente più fragili, soglie Isee più alte per ampliare la platea dei beneficiari del bonus sociale e una riduzione degli oneri di sistema per le imprese.
Sul fronte carburanti, dal 19 marzo è in vigore un taglio delle accise di 20 centesimi al litro su benzina e gasolio. Dal 2 maggio la riduzione è scesa a 5 centesimi per la benzina, restando invariata per il diesel. Il costo per le casse dello Stato è di circa un miliardo al mese. La misura dovrebbe scadere il 22 maggio, ma vista la situazione il Governo potrebbe prorogarla ulteriormente.
Le richieste della Cgia Mestre
Per la Cgia Mestre, le misure dell’Esecutivo sono necessarie ma insufficienti a sterilizzare uno shock energetico di questa portata. L’associazione chiede un intervento strutturale dell’Unione europea che preveda:

la sospensione temporanea del Patto di Stabilità per consentire ai Paesi membri di contenere il caro energia senza impatti sul deficit;
il taglio dell’Iva sulle bollette;
il tetto al prezzo del gas;
un contributo di solidarietà sugli extraprofitti dei colossi energetici.

Sul tavolo resta anche il disaccoppiamento tra prezzo del gas e prezzo dell’elettricità. Nel mercato europeo il secondo resta agganciato al primo anche quando l’energia è prodotta da fonti rinnovabili. Si tratta di una misura molto discussa già prima della guerra in Iran e mai attuata, che la Cgia ritiene ormai indispensabile per ridurre l’esposizione del mercato europeo a variazioni così violente.

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