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Che sono i Ctz e perché attirano chi vuole investire in titoli di Stato

di Redazione Panorama Italia
20/03/2026
Che sono i Ctz e perché attirano chi vuole investire in titoli di Stato

I Ctz sono dei titoli di Stato pensati per chi cerca degli investimenti semplici da gestire. Una delle principali caratteristiche di questo prodotto è infatti la chiarezza. Fin dall’inizio, infatti, è possibile sapere quanto si riceverà alla scadenza, senza doversi preoccupare di incassare e reinvestire interessi periodici.
Rispetto ad altri strumenti più noti, come i Bot e i Btp, sono però meno conosciuti dal grande pubblico. Nonostante questo, continuano a essere molto utilizzati, soprattutto se si cercano delle soluzioni a breve termine o se si vuole diversificare il proprio portafoglio con titoli di Stato.
Ma come funzionano davvero? Ecco le principali caratteristiche, come avvengono le aste e quali aspetti valutare per capire se possono essere una scelta adatta alle proprie esigenze.

Cosa sono e come funzionano i Ctz
I Ctz sono certificati del Tesoro a zero coupon emessi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che durano massimo due anni.
Si distinguono da altri titoli di Stato perché non prevedono il pagamento di cedole periodiche.

Il rendimento, infatti, dipende solo dallo scarto di emissione, ovvero dalla differenza tra il prezzo d’acquisto e il valore del rimborso alla scadenza, che è sempre uguale a 100.
Il meccanismo è molto simile a quello dei Bot, in quanto i titoli vengono acquistati a un prezzo più basso rispetto al valore nominale, ma alla scadenza lo Stato restituisce l’intero valore. La differenza con i buoni ordinari del Tesoro è che la durata è più lunga di dodici mesi.
Quanto durano i Ctz
I certificati del Tesoro durano 24 mesi. Significa che chi acquista questa tipologia di titoli sa fin dall’inizio che dovrà attendere due anni prima di ricevere l’intero importo investito.
Può però succedere che, in alcune circostanze, il Tesoro proceda a delle riaperture, ossia emetta nuove tranche dello stesso titolo già presente sul mercato. Chi acquista in occasione di queste riaperture potrebbe avere una durata leggermente inferiore ai due anni iniziali, ma il meccanismo di funzionamento resta lo stesso.
Come avviene il rimborso
Il rimborso dei Ctz avviene in un’unica soluzione: lo Stato restituisce infatti il valore nominale del titolo senza pagamenti intermedi.
Non ci sono quindi delle cedole periodiche da reinvestire come avviene con i Btp, per cui tali prodotti sono ancora più semplici da gestire, soprattutto se si desidera un investimento semplice e sicuro.
Questo li rende particolarmente adatti per chi desidera pianificare con certezza quanto riceverà alla fine dell’investimento, riducendo al minimo la gestione pratica.
Quanto si guadagna con i certificati del Tesoro?
Il rendimento dei certificati del Tesoro dipende interamente dallo scarto di emissione.
Il meccanismo è il seguente: il titolo viene acquistato a un prezzo più basso rispetto al valore che verrà rimborsato alla scadenza. La differenza tra questi due importi rappresenta il rendimento dell’investimento.
Se, ad esempio, un Ctz viene acquistato a 97 e rimborsato a 100, il guadagno è dato proprio dai quei 3 euro di differenza.
Tale sistema è tipico dei titoli a zero coupon, ovvero degli strumenti finanziari che non pagano gli interessi durante la loro durata ma concentrano tutto il rendimento alla fine.
Per il Dipartimento del Tesoro, tale caratteristica rende i Ctz più semplici da gestire rispetto ad altri titoli, in quanto il rendimento è già “incorporato” nel prezzo di acquisto.
Per acquistare un Ctz quanto bisogna investire?
I certificati del Tesoro possono essere acquistati a partire da un importo minimo di 1.000 euro, o multipli di questa cifra (ad esempio 2.000, 3.000 euro e così via). Tale aspetto li rende accessibili anche ai piccoli risparmiatori, che possono iniziare a investire senza dover impegnare somme elevate fin da subito.
Per quanto riguarda l’acquisto, l’utente non può partecipare direttamente alle aste del Tesoro. È necessario infatti rivolgersi alla propria banca o a un intermediario finanziario autorizzato, che si occuperà dell’operazione sia al momento dell’emissione sia, eventualmente, sul mercato secondario.
Esistono due modalità per acquistare Ctz:

durante l’asta, quando il titolo viene emesso;
sul mercato secondario, quando i titoli sono già in circolazione e possono essere acquistati da altri investitori.

Una volta emessi, i Ctz possono essere negoziati sul Mot, ovvero sul Mercato telematico delle obbligazioni, che è gestito da Borsa Italiana. Qui gli investitori possono acquistare e vendere i titoli in modo in modo semplice, proprio come avviene per le azioni
Il Mercato telematico dei titoli di Stato, ovvero l’Mts, è invece diverso in quanto gli scambi riguardano degli importi più alti. Le operazioni partono infatti solitamente da almeno 2,5 milioni di euro, motivo per cui si tratta di un mercato utilizzato in particolar modo dai grandi investitori istituzionali e dalle banche.
Qual è il funzionamento dell’asta dei Ctz?
I Ctz, ovvero i certificati del Tesoro, vengono emessi mediante un sistema di asta marginale, che è lo stesso utilizzato per gli altri titoli di Stato. Come spiegato, ad essa possono partecipare solo le banche e gli intermediari autorizzati. Ognuno di loro presenta le proprie richieste, indicando due cose:

la cifra da investire;
a quale prezzo sono disposti ad acquistare il titolo.

Una volta raccolte tutte le richieste, poi, il Tesoro stabilisce il prezzo finale di aggiudicazione, che nasce dalle offerte ricevute. Non è quindi deciso a caso. Allo stesso tempo, viene stabilita anche la quantità di titoli da emettere così da adattare l’offerta alla situazione del mercato.
Dopo l’asta principale, esiste anche un collocamento supplementare, che è però riservato solo agli operatori specializzati, che sono chiamati “specialisti in titoli di Stato”. Possono partecipare solo coloro che hanno preso parte all’asta ordinaria appena conclusa. In tale fase una parte dei titoli viene riservata a loro, essa è di solito del 30% nella prima tranche e del 15% in quelle successive.
Ogni intermediario deve poi seguire delle regole precise: può presentare infatti fino a cinque proposte, indicando importo e prezzo con una differenza minima tra un’offerta e l’altra. Inoltre, ogni richiesta dev’essere di almeno 500 mila euro, motivo per cui si tratta di un mercato accessibile solo a operatori di grandi dimensioni. La gestione operativa delle aste è poi affidata alla Banca d’Italia, che assicura il corretto svolgimento delle operazioni.
Le aste dei Ctz si tengono generalmente una volta al mese, seguendo il calendario dei Btp indicizzati all’inflazione europea, ovvero i Btp€i.
Tutte le informazioni ufficiali, come gli avvisi sulle nuove emissioni e i risultati delle aste già svolte, infine, vengono pubblicate direttamente sul sito del Dipartimento del Tesoro. Dopo ogni asta, poi, vengono comunicati anche dati importanti come la quantità dei titoli collocati, il rendimento e il prezzo di aggiudicazione.
Ci sono delle commissioni per l’acquisto?
A differenza di altri strumenti finanziati, per i Ctz non si paga la commissione di collocamento alla banca. Il motivo è che essa è già riconosciuta dal Tesoro agli intermediari, ed è pari allo 0,15% del capitale sottoscritto.
Proprio per questo gli intermediari devono applicare il prezzo dell’asta senza costi aggiuntivi. Tale principio è previsto anche nelle regole generali relative al collocamento dei titoli di Stato.
Qual è la tassazione dei Ctz?
I Ctz, così come tutti gli altri titoli di Stato Italiano, sono soggetti alla medesima tassazione. L’aliquota fiscale è del 12,50%, una percentuale più bassa rispetto a quella che viene applicata ad altri strumenti finanziari, come le azioni che è del 26%.
Tale tassazione si applica sulla differenza tra il prezzo d’acquisto del titolo e quello di rimborso. Grazie a tale regime fiscale, quindi, questi prodotti risultano più interessanti per investimenti relativamente prudenti.

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