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Poste Italiane e Tim, il Tar dà ragione all’Antitrust sull’acquisizione autorizzata nel 2025

di Redazione Panorama Italia
12/06/2026
Poste Italiane e Tim, il Tar dà ragione all’Antitrust sull’acquisizione autorizzata nel 2025

Il matrimonio tra Poste Italiane e Tim s’ha da fare. O, meglio, si può fare. È quanto ha stabilito il Tar del Lazio, respingendo il ricorso presentato da Iliad contro il via libera dell’Antitrust all’operazione.
I giudici amministrativi hanno confermato la validità della decisione adottata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nel settembre 2025 di non avviare un’istruttoria approfondita sull’acquisizione che ha portato Poste Italiane ad acquisire il controllo esclusivo di Tim.

Cosa ha deciso il Tar del Lazio sul caso Poste-Tim
Le contestazioni di Iliad sono state rigettate integralmente. Nella sentenza, il Tar afferma che il provvedimento dell’Antitrust è il risultato di una valutazione tecnica adeguatamente motivata e non presenta elementi di irragionevolezza o errori tali da giustificare l’intervento del giudice.
Secondo il Tribunale amministrativo, l’Autorità ha esercitato correttamente il proprio potere discrezionale nella valutazione degli effetti dell’operazione. In particolare, i giudici hanno escluso che vi siano stati:

errori nella ricostruzione dei fatti;
valutazioni manifestamente illogiche;
travisamenti dei dati raccolti durante il procedimento.

Perché Iliad aveva fatto ricorso contro l’operazione
La vicenda muove i passi dalla decisione dell’Antitrust del 3 settembre 2025 di autorizzare l’acquisizione del controllo esclusivo di Tim da parte di Poste Italiane senza avviare ulteriori approfondimenti istruttori. Secondo Iliad, l’operazione avrebbe potuto produrre effetti negativi sulla concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni e dei servizi collegati.
La società francese contestava in particolare il fatto che l’Authority non avesse individuato rischi concorrenziali significativi derivanti dall’operazione e chiedeva quindi l’annullamento del provvedimento. Lo scopo del ricorso era ottenere una nuova valutazione da parte dell’Antitrust attraverso l’apertura di un’istruttoria formale.
Perché l’Antitrust non aveva aperto un’istruttoria
L’altra domanda da porsi per comprendere appieno la vicenda Poste-Tim è proprio questa. Nel settembre 2025 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva concluso che l’acquisizione del controllo della società di telefonia da parte del Gruppo Poste non configurasse una concentrazione vietata dalla normativa antitrust.
La valutazione aveva preso in esame sia gli aspetti orizzontali sia quelli verticali. Risultato: secondo l’Antitrust l’operazione non era tale da determinare una significativa riduzione della concorrenza o la creazione di una posizione dominante in grado di alterare il mercato. Proprio questa conclusione era stata contestata da Iliad, che riteneva invece necessario un approfondimento ulteriore.
Gli effetti verticali e conglomerali contestati da Iliad
Uno dei punti centrali del ricorso riguardava i cosiddetti effetti verticali della concentrazione. In soldoni, con questa espressione si indicano i vantaggi che un gruppo integrato potrebbe ottenere operando contemporaneamente in più segmenti della stessa filiera economica.
Il Tar ha tuttavia ritenuto che l’Antitrust avesse già analizzato questo aspetto in modo adeguato e che le conclusioni raggiunte fossero supportate dagli elementi raccolti durante il procedimento.
Non solo: anche le contestazioni sugli effetti conglomerali sono state respinte. Con quest’altra espressione si intendono invece i possibili vantaggi derivanti dalla possibilità di offrire prodotti e servizi differenti all’interno dello stesso gruppo.
Secondo i giudici, l’Autorità aveva valutato correttamente anche questo profilo, arrivando alla conclusione che la nuova realtà industriale non avrebbe comportato effetti tali da compromettere il confronto concorrenziale sul mercato.
Cosa cambia ora per Poste Italiane e Tim
La sentenza rafforza ovviamente la posizione di Poste Italiane e conferma definitivamente, almeno sul piano amministrativo, la validità del via libera concesso dall’Antitrust
Per il gruppo guidato dallo Stato si tratta di un passaggio importante nel percorso di consolidamento della propria presenza nel settore delle telecomunicazioni. Per Tim, invece, la decisione elimina una delle principali incertezze legali che continuavano a gravare sull’operazione.
In altre parole, la pronuncia del Tar non modifica l’assetto societario già esistente, ma consolida il quadro regolatorio entro cui l’acquisizione è stata realizzata.

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