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A Davos l’onda ‘Maga’, la maxi-delegazione Usa scompagina l’agenda del Forum

di Redazione Panorama Italia
14/01/2026
A Davos l’onda ‘Maga’, la maxi-delegazione Usa scompagina l’agenda del Forum

  Donald Trump piomba col peso di una maxi-delegazione americana targata Maga – Make America Great Again – sul Forum di Davos. E i meeting del 2026, convocati nel segno di ‘Uno spirito di dialogo’, già prima di cominciare fanno i conti con un’agenda scompaginata dagli incontri bilaterali e dalle riunioni ristrette, da Gaza all’Ucraina, che ruotano attorno al presidente Usa. Magari nel perimetro di sicurezza del Forum ma con un’organizzazione totalmente nelle mani del tycoon.
  Col presidente Usa, che dovrebbe tenere il suo ‘special address’ rivolto al pubblico mercoledì 21 gennaio, ci sarà “la delegazione americana maggiore di sempre”, ha detto il presidente del Wef Borge Brende introducendo i lavori che partono lunedì 19 per concludersi venerdì 23. Sono attesi il segretario di Stato Marco Rubio, quello del Tesoro Scott Bessent, il segretario al Commercio Howard Lutnick e quello dell’Energia Chris Wright. Ma anche anche Steve Witkoff, coinvolto nei negoziati su Ucraina e Gaza, e Jared Kushner, il finanziere genero di Donald Trump.
  “Un momento chiave per l’economia e la geopolitica” – dice Brende – che però arriva nel “contesto geopolitico più complesso dal 1945”. Un contesto che vede Trump protagonista: a partire dagli sforzi di pacificazione per l’Ucraina al suo quarto anno di guerra che saranno al centro, a Davos, di una riunione dei consiglieri di sicurezza nazionale e poi di un “focus speciale” fra Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, i volenterosi e il segretario generale della Nato Mark Rutte.
  E poi il Medio Oriente in fiamme: sempre a margine del Forum di Davos, con la regìa di Trump, dovrebbe riunirsi per la prima volta il Board of Peace per Gaza di cui farebbe parte anche l’Italia, la cui premier Giorgia Meloni potrebbe volare in Svizzera ma senza ancora conferme ufficiali. Per finire con l’intervento di Trump in Venezuela e l’intenzione del tycoon di strappare la Groenlandia alla Danimarca, e all’Unione europea.
  A contorno, i nomi della delegazione Usa raccontano di mani importanti da stringere e affari da concludere: non solo dazi ma anche petrolio, gas, alta finanza e high tech. La corazzata Maga tira con sé una fetta cospicua del ‘big tech’ a stelle e strisce, da Jensen Huang (Nvidia) a Satya Nadella (Microsoft), dalla Anthropic di Dario Amodei a Meta fino a Google DeepMind, da Alex Karp, capo del gigante della sorveglianza Palantir, a OpenAi.
  Tanta carne al fuoco da far pensare a un rovesciamento dello schema multilaterale di Davos nell’ottica di Trump. L’ex ministro norvegese Brende, che ha preso il timone del Wef fattosi da parte lo storico presidente Klaus Schwab, avverte che “in tempi di incertezza il dialogo non è un lusso, è una necessità urgente”.
  Di fronte a esponenti da oltre 130 Paesi, circa 65 capi di Stato e di governo e sei su sette leader del G7 interverranno col loro special address nel segno della cooperazione multilaterale anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il premier spagnolo Pedro Sanchez, e ci saranno il premier canadese Mark Carney, il presidente della Finlandia Alex Stubb e poi i vertici delle istituzioni multilaterali come Onu, Banca mondiale, Fmi, Ocse, Wto e la Bce. La cui presidente, Christine Lagarde, difende il collega americano Jay Powell dagli attacchi dei Maga e a Davos esordirà mercoledì 21 durante un panel dal titolo ‘Decade Déjà Vu: gli anni 2020 sono i nuovi 1920?’.     

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