“Lo stabilimento di Piombino è
utile per il sistema industriale del nostro Paese. L’Italia
importa 6,7 milioni di tonnellate di acciaio all’anno.
Aumentando la capacità produttiva, renderemo più autonomo il
nostro Paese in un settore strategico”. Così Alessandro Brussi,
presidente della Danieli, intervistato dal Messaggero Veneto,
sul futuro impianto per la produzione di acciaio di Danieli e
l’ucraina Metinvest che prevede solo per il gruppo friulano un
investimento di 1,5 miliardi euro.
L’iter: è in fase di completamento il pool di banche
finanziatrici, “con la garanzia di Sace. Il 50% degli istituti
ha accettato, il 40% sta completando l’istruttoria , il 10% deve
ancora decidere”. Ne fanno parte “banche italiane, francesi,
tedesche, austriache e di altri Paesi europei. E istituti più
piccoli”, “ci auguriamo di chiudere la partita entro il primo
trimestre dell’anno” “forse già in estate potranno partire le
prime attività, le demolizioni dei manufatti esistenti per
rendere il terreno agibile”.
Oggi per Danieli, che ha un portafoglio ordini di 6 miliardi
di euro, nel mutevole quadro geopolitico “i migliori clienti
sono in India, negli Stati Uniti e anche in Europa. In passato
erano fortissimi Cina, Sud Est asiatico, Russia. Siamo ovunque,
possiamo diversificare”. Temporaneamente ne risentiranno i
conti: “Il bilancio al 30 giugno 2026 non sarà meraviglioso
questo è un periodo di intenso lavoro per raggiungere gli
obiettivi prefissati. Ci sarà una riduzione di ricavi, margini
più contenuti rispetto al 2025”, ma “per i due esercizi
successivi avremo risultati eccellenti”.
Preoccupa la situazione mondiale: L’Italia è “un Paese
trasformatore. Più vincoli e dazi ci sono, minori saranno le
occasioni per trasformare. Se aggiungiamo che la Germania soffre
perché non ha più i suoi mercati di sbocco, i conti sono presto
fatti. Se si trovano accordi, finiscono i conflitti, i mercati
tornano più aperti, per Germania e Italia le cose potranno
andare meglio”.
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