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Giorgetti: ‘Estendere le deroghe del Patto sulla difesa anche al caro-energia’

di Redazione Panorama Italia
05/05/2026
Giorgetti: ‘Estendere le deroghe del Patto sulla difesa anche al caro-energia’

   Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti chiede a Bruxelles di estendere anche al caro-energia le deroghe al Patto di stabilità già previste per le spese nella difesa. La cornice è quella dell’attivazione delle ‘clausole nazionali di salvaguardia’, già decisa lo scorso anno nell’ambito del piano ‘ReArm Eu’ (poi rinominato ‘Prontezza 2030′), per consentire scostamenti fino all’1,5% del Pil annuo per un massimo di quattro anni e fino al 2028. Attualmente l’hanno attivata in 17: i Paesi del Nord, Centro e Est Europa (c’è anche la Germania), in pratica tutti quelli più esposti alla minaccia russa.    Giorgetti ne ha parlato nel proprio intervento all’Eurogruppo allargato ai ministri dell’Economia dei 27 al primo confronto formale sulla crisi in Medio Oriente, a poco più di due mesi dall’inizio della guerra. La risposta è arrivata dal commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis: “continuiamo ovviamente a lavorare a stretto contatto con gli Stati membri, inclusa l’Italia, per sviluppare questa risposta di politica fiscale. Ma per il momento il nostro consiglio è di attenersi a misure temporanee e mirate, con un impatto fiscale contenuto”.
   L'”opzione” avanzata da Giorgetti sarebbe quella di “estendere, lasciando invariato il tetto già previsto, l’applicazione della clausola di salvaguardia nazionale a fini di difesa alla crisi iraniana per quanto riguarda le conseguenze negative sul settore energetico”.     Giorgetti prima dell’Eurogruppo ha avuto un confronto di mezz’ora anche con il commissario Ue all’Economia: il ministro “ha aperto il dibattito” con Valdis Dombrovskis “su rimedi contro conseguenze negative crisi in Medio Oriente”, ha spiegato il Mef. Il politico lettone avrebbe ascoltato, spiegano fonti informate. Da quanto trapela a Bruxelles, però, la posizione della Commissione non sarebbe cambiata, guardando sia con scetticismo all’attivazione di una sospensione generale del Patto (per cui dovrebbe esserci un grave shock nell’Eurozona o nell’Ue che al momento non c’è), sia in generale alle clausole nazionali: da un lato perché per la Commissione le misure sull’energia devono essere mirate e limitate e dall’altro perché ritiene che il Patto abbia già una sufficiente flessibilità prevista nei piani di spesa.     Il ministro Giorgetti all’Eurogruppo ha anche invitato a “discutere misure selettive per l’incremento delle entrate” con “l’introduzione a livello Ue di una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche”, come già suggerito nel documento redatto con Germania, Portogallo, Austria e Spagna. Proprio oggi sul tema era tornato anche il ministro dell’Economia tedesco Lars Klingbeil: “So che attualmente a Bruxelles non ci sono maggioranze su questo tema, ma vale comunque la pena insistere anche su questioni difficili”. E’ “ingiusto se grandi imprese stanno realizzando profitti” nell’attuale situazione, è “una questione di equità” che “contribuiscano anche ai costi della crisi”, ha affermato il vice cancelliere. “Ho al mio fianco Paesi come Spagna e Italia e ora si tratta di trovare una maggioranza”. Anche su questo Dombrovskis ha replicato escludendo un’iniziativa a livello europeo che non preclude scelte nazionali.     Il ministro ha avvertito che la crisi in Medio Oriente sta producendo “uno shock energetico” con effetti negativi su crescita e inflazione e “significativi rischi al ribasso”. Se la situazione peggiorasse “sarebbe opportuno attivare una clausola di salvaguardia generale” con le deroghe al Patto. In alternativa si potrebbe valutare un uso coordinato delle clausole nazionali con flessibilità limitata, oppure – appunto – estendere la clausola per la difesa con la finestra già definita (dal 2025 al 2028). L’idea sarebbe dunque quella di fare un intervento agile, con una modifica minima su un quadro legislativo già in atto (e dunque ‘varabile’ a livello Ue a maggioranza qualificata), e senza ampliare i tetti di spesa (l’1,5% annuo fino al 2028), allargando solo il campo di intervento alle spese straordinarie per l’energia legate alla crisi in Medio Oriente, come già fatto per quelle per la difesa.     Pur sottolineando la resilienza dell’economia italiana, del resto, Giorgetti ha sottolineato del resto le forti preoccupazioni per l’industria, “a cominciare dal settore chimico seriamente colpito dalla scarsità delle materie critiche”. “Credo che la politica ‘attendere e vedere’ sia finita – ha concluso rivolgendosi ai colleghi -. Ora è tempo di agire”.  

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