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All’esordio di Warsh la Fed lascia i tassi fermi e apre a un rialzo nel 2026

di Redazione Panorama Italia
18/06/2026
All’esordio di Warsh la Fed lascia i tassi fermi e apre a un rialzo nel 2026

La Fed apre l’era Kevin Warsh lasciando i tassi invariati e aprendo la strada a un possibile rialzo del costo del denaro entro l’anno. Nove dei 18 membri del Fomc hanno infatti stimato almeno una stretta entro il 2026, in deciso aumento rispetto a marzo quando nessuno aveva espresso l’intenzione di aumentare i tassi. Altri otto, invece, hanno previsto che lo status quo può permanere per tutto l’anno, mentre solo un membro si è detto a favore di un allentamento della politica monetaria. “Va bene” che la Fed abbia lasciato i tassi invariati ma alzarsi sarebbe difficile da credere. E’ una situazione che frena il Paese ed è davvero insolita, ma ora c’è una persona molto valida al comando, quindi mi affido alle sue decisioni”, ha detto Donald Trump dall’Europa mostrandosi di sostegno a un Warsh appena entrato in carica e che deve guadagnarsi la fiducia del mercato. Quanto durerà l’atteggiamento conciliante di Trump non è ancora chiaro. Di fronte a una Fed spaccata e apparentemente disponibile a un inasprimento dei tassi, anche Wall Street ha immediatamente reagito girando in calo dopo che gli analisti hanno previsto una stretta in ottobre.
Dopo una seduta contrassegnata dalla cautela in attesa dell’esordio di Warsh, i listini hanno ripiegato con perdite vicine all’1%. Il presidente della Fed ha esordito nella sua prima conferenza stampa dicendosi “onorato” di ricoprire l’incarico e ribadendo l’impegno della banca centrale alla stabilità dei prezzi e a un’inflazione al 2%. Poi Warsh ha iniziato subito a imprimere il suo marchio, già visibile in un comunicato finale ben più stringato – solo quattro paragrafi – rispetto al passato. “I miei colleghi negli ultimi due giorni si sono mostrati molto aperti” a possibili cambiamenti, ha detto annunciando l'”abbandono” della forward guidance e la creazione di cinque task force per la politica monetaria, fra le quali una sul bilancio da 6.700 miliardi di dollari della Fed. Un’altra riguarderà invece la comunicazione, da tempo ossessione di Warsh. Il presidente infatti è convinto che i membri della Fed parlino troppo e vincolino l’azione della banca centrale offrendo segnali su quali saranno le prossime mosse. La creazione di task force consente a Warsh di guadagnare tempo e schermarsi da possibili critiche per essere il presidente della Fed scelto da Donald Trump per tagliare i tassi di interesse. Nella rivoluzione della comunicazione potrebbe finire anche le conferenze stampa dopo le riunioni: sono uno strumento “importante quando si ha qualcosa di importante da dire”, ha detto laconicamente.
Per la Fed si apre “un nuovo capitolo. I cambiamenti non sono facili e sono pieni di rischi, ma il nostro obiettivo è quello di una politica monetaria corretta”, ha messo in evidenza notando di “non credere” che ci sia bisogno di una “scelta crudele” fra l’inflazione e il mercato del lavoro, i due obiettivi della Fed descritti negli ultimi mesi in tensione dal suo predecessore Jerome Powell. I prezzi al consumo negli Stati Uniti continuano a correre con la crisi energetica causata dalla guerra in Iran. La Fed stima per quest’anno un’inflazione al 3,6%, ben sopra il target del 2%. La galoppata dei prezzi potrebbe spingere la banca centrale ad alzare i tassi di interesse, con il rischio però di indebolire un’economia già in rallentamento e un mercato del lavoro che perde colpi. Nel gioco di equilibrio della sua prima davanti alla telecamere nelle vesti di presidente, Warsh si è divincolato bene ed è apparso a suo agio anche di fronte alle domande su Trump. “Sul presidente – ha risposto secco – non ho nulla per voi”.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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