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Effetto Hormuz, crolla il petrolio. Corrono le borse di Europa e Usa

di Redazione Panorama Italia
18/04/2026
Effetto Hormuz, crolla il petrolio. Corrono le borse di Europa e Usa

La riapertura dello Stretto di Hormuz, dove transita il 20% del greggio mondiale, alimenta l’euforia sulle Borse globali, ad eccezione dei listini asiatici, penalizzati dal tardivo annuncio sugli ultimi sviluppi dei negoziati tra Usa e Iran. L’Europa allunga il passo, con Milano a +1,75%, Parigi a +1,95% e Francoforte a +2,27%, mentre a Wall Street gli indici di riferimento guadagnano più dell’1%, con il Dow Jones piazzatosi ben oltre il 2%.
Brusca poi la correzione per il petrolio, con Wti e Brent in picchiata di oltre il 10% a New York, sotto i 90 dollari al barile. “Dunque, ogni giorno lo scenario cambia, quindi vuol dire che l’incertezza, che è il tratto dominante delle discussioni di questi giorni, oggi volge al bello. Questo non significa che la situazione sia risolta”, ha notato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, a Washington per i lavori primaverili di Fmi/Banca mondiale.
“I mercati compiacenti sono in gran parte quelli americani, ma negli Stati Uniti l’economia continua a crescere visto che gode dell’autonomia energetica, quindi fanno una storia a sé. I mercati sono razionali, ma anche irrazionali: ragionano sull’immediato e sulle aspettative. Bisogna vedere la tendenza di lungo periodo, non semplicemente il su e giù giornaliero”, ha aggiunto Giorgetti, per il quale “dobbiamo avere la razionalità e il sangue freddo per valutare la dinamica di lungo periodo” su Italia e Borsa Italiana.
“Ora è favorevole, speriamo continui così”. Il punto di fondo, emerso con insistenza durante i lavori di Fmi/Banca mondiale, è quando il conflitto tra Usa-Israele e Iran arriverà a conclusione, essenziale per assicurare le forniture globali e stabilizzare i prezzi dell’energia. A Washington, in particolare, sono stime secondo cui ci vorranno “5 anni, di sicuro più anni,” per ripristinare le infrstrutture legate all’energia danneggiate in Medio Oriente, in base a quanto riferito da fonti autorevoli. Con scenari estremamente incerti e volatili, si devono tenere in considerazione anche le previsioni più catastrofiche.
“L’Ue potrebbe sfiorare la recessione, con l’inflazione in avvicinamento alla soglia del 5%. Nessun Paese europeo ne è immune”, ha scritto il capo del Dipartimento europeo del Fmi, Alfred Kammer, in un’analisi sull’Imf Blog. “La regione risponda agli shock energetici con politiche disciplinate”, ha aggiunto. “Imprudente il blocco all’aumento dei prezzi o al taglio accise sui carburanti”, ha rimarcato Kammer, segnalando che Paesi come Svezia E Danimarca “hanno margini di manovra a differenza di Francia e Italia”.
Giorgetti, sul punto, ha osservato che, “nella prospettiva tecnica può avere un senso. Chiaramente chi fa politica è chiamato a fare anche altri tipi di valutazione e credo che i poveri ministri delle finanze non siano molto invidiati in questo momento”. Mentre ha espresso apprezzamento sul riconoscimento del Fmi al “percorso intrapreso” sul consolidamento che continua, pur se la crescita italiana, secondo il Fmi, resta “insoddisfacente”.
Per il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, “il sistema bancario italiano è forte”, mentre i conti “sono in ordine”, ma “non dobbiamo rilassarci’ e “proseguire sul percorso del risanamento”. Intanto, da ultimo, c’è l’allarme dell’Istat: l’inflazione acquisita a marzo per il 2026 è pari a +1,5% ed è il tasso ipotetico che si realizzerebbe in caso di variazioni mensili nulle per il resto dell’anno. Nell’ipotesi di “dinamica moderata”, con aumenti mensili dello 0,1% da aprile a fine anno, l’inflazione media salirebbe all’1,8%. Con una crescita congiunturale leggermente più ampia”, dello 0,2% per i prossimi mesi, il tasso di inflazione sarebbe del 2,2% nell’intero anno. A livelli già superiori al target Bce.

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