«In Campania il vero nodo da sciogliere è l’accesso al credito per le piccole imprese femminili». Con questa dichiarazione rilasciata a Panorama Italia, Barbara Ricci, candidata al Consiglio Regionale della Campania per Forza Italia, riassume la priorità centrale del suo programma.
Partiamo dall’ostacolo che lei ritiene decisivo: il credito alle imprese guidate da donne. Qual è la sua proposta?
«Molte idee valide si spengono prima ancora di nascere perché mancano garanzie bancarie e sostegno istituzionale. Per questo propongo il programma regionale “Garanzia Donna”, un meccanismo pubblico che copra fino all’80% dei finanziamenti richiesti da imprenditrici, professioniste e lavoratrici autonome. Il fondo attuale va ampliato e affiancato da sportelli territoriali di consulenza economica e legale, così da evitare che iniziative vengano respinte per burocrazia o mancanza di supporto tecnico».
Lei parla anche di interventi locali a favore dell’occupazione femminile. Cosa chiede ai comuni?
«Chiedo alla Regione di premiare i comuni che adottano politiche di conciliazione lavoro-famiglia e che attivano incubatori d’impresa al femminile. Non servono slogan, ma strumenti concreti: credito, formazione e fiducia. Solo così la Campania potrà trasformare il talento delle donne in sviluppo stabile e competitivo».
Trasporti e micro-mobilità sostenibile
Sul tema dei trasporti lei propone un Programma Regionale per la Micro-Mobilità Sostenibile. Perché lo considera urgente?
«Napoli registra già il 50% degli spostamenti “a zero emissioni”, ma la micro-mobilità elettrica organizzata non è ancora sviluppata come potrebbe. Il divario tra centro e periferie è forte e la Campania, pur avendo un piano infrastrutturale al 2030, non dispone di un programma regionale per le aree periferiche. Propongo quindi un progetto finanziato con fondi europei e bilancio regionale per percorsi ciclabili, infrastrutture di ricarica e servizi di sharing elettrico».
Quali traguardi prevede il progetto?
«Una rete integrata di piste ciclabili e percorsi leggeri, risorse ai comuni proporzionali alla popolazione e alla densità, priorità ai quartieri non collegati dal trasporto su ferro. Il piano comprenderebbe 150 km di nuove piste ciclabili in cinque anni, 200 stazioni di ricarica e tariffe calmierate per studenti e lavoratori. La gestione potrebbe essere affidata a consorzi locali o cooperative, garantendo manutenzione e sicurezza».
Lei afferma che questo progetto abbia anche una valenza sociale. Perché?
«Una Campania che investe nella micro-mobilità restituisce connessione a chi vive lontano dal centro e riduce traffico e inquinamento. È una scelta ambientale e, insieme, profondamente sociale».
Le politiche edilizie
Passiamo al condono del 2003. Perché chiede di riaprire i termini?
«Quella sanatoria non fu applicata completamente e migliaia di famiglie sono rimaste bloccate per più di vent’anni, pur avendo realizzato immobili per necessità abitativa e spesso in buona fede. Non parliamo di abusivismo selvaggio, ma di situazioni irrisolte per ritardi, errori formali o incertezze politiche. Riaprire i termini vuol dire correggere un’anomalia, non premiare chi viola le norme».
Cosa cambierebbe concretamente?
«Maggiore certezza urbanistica, possibilità di accedere a mutui e ristrutturazioni, incremento del gettito tramite oblazioni e oneri, aggiornamento dei database comunali e controlli futuri più trasparenti. La Campania è la regione che ha pagato di più l’incompletezza della sanatoria del 2003: dare una risposta oggi è un dovere di equità e buon senso».
Isole e borghi costieri: oltre il turismo stagionale
Un altro pilastro del suo programma riguarda le aree insulari e costiere. Perché è una priorità?
«Sono territori che vivono quasi esclusivamente di turismo stagionale e risultano vulnerabili ai cambiamenti climatici e ai cicli economici brevi. Serve una strategia stabile per diversificare le attività produttive, usando fondi europei e risorse regionali».
In che direzione dovrebbe andare questa diversificazione?
«Bisogna sostenere microimprese legate alla pesca sostenibile, all’artigianato locale, all’agricoltura marina e all’innovazione energetica verde. Inoltre va rafforzata la formazione e vanno create alleanze reali tra università, comuni e imprese. Il vero equilibrio è tra tutela ambientale e sviluppo economico, superando la monocultura turistica che d’inverno svuota queste comunità».
Scuola e lavoro: il circolo da spezzare
Sul fronte istruzione e occupazione, lei parla di un circolo vizioso. Qual è la situazione?
«La Campania soffre scuole fragili e un mercato del lavoro che non assorbe. La dispersione scolastica supera il 16% e molti ragazzi non raggiungono competenze adeguate. Le periferie e le aree interne vivono un divario ancora più ampio. Il tasso di occupazione resta sotto il 40% e la disoccupazione sfiora il doppio della media nazionale, con l’occupazione femminile ancora più bassa».
Come si spezza questo circuito?
«La Regione deve investire molto di più e farlo meglio. Rafforzare scuole, centri di formazione e politiche per l’occupazione è l’unico modo per evitare che il legame tra istruzione debole e lavoro assente continui a generare sconfitte. Spezzarlo non è più una scelta, ma una necessità».









