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Fine vita, no della maggioranza al ddl del Pd: ‘Si torni in commissione’

di Redazione Panorama Italia
01/06/2026
Fine vita, no della maggioranza al ddl del Pd: ‘Si torni in commissione’

Un debutto, atteso da due anni, ma destinato ad un nuovo stop, subito. Il disegno di legge sul fine vita arriva alla prova dell’Aula, mercoledì al Senato, con il testo del Pd condiviso da tutte le opposizioni. Ma la maggioranza punta a rimandarlo indietro. Quel ddl è “eutanasico” e “fuori dai profili indicati dalla Consulta”, sentenzia il presidente della commissione Affari sociali, Francesco Zaffini di FdI. Da più di un anno divide la somministrazione del trattamento di fine vita da parte del Servizio sanitario nazionale: prevista nel testo del senatore dem, Alfredo Bazoli, e assolutamente esclusa nella proposta di maggioranza. Due percorsi destinati a non incrociarsi e senza via d’uscita finora. Tant’è che il centrodestra chiederà in aula che si discuta ancora del proprio testo, tornando in commissione per aspettare gli ulteriori emendamenti in cantiere.

Sono attesi il 9 giugno. Preannunciati da FI, nell’arduo tentativo di superare i veti incrociati e trovare l’accordo con le opposizioni, ma anche con gli altri alleati meno concilianti (i meloniani più di tutti). La sinistra – è facile immaginare – punterà i piedi. E, convinta che la retromarcia sia l’ennesimo rinvio per affossare la legge al limite della legislatura, chiederà di esaminare comunque il testo Bazoli, per certificare ufficialmente chi vuole una legge e chi no. A quel punto, deciderà l’Aula. La prova di forza si risolverà probabilmente con un voto – per regolamento, a scrutinio palese – che deciderà quale legge andrà avanti e come. A sostegno del ritorno in commissione, si spenderà la maggioranza. A partire dai relatori che rimarcheranno come, dopo mesi di impasse – con molti stop e pochissimi go – si è faticosamente riaperto il termine per ulteriori emendamenti. Uno spazio in cui dovrebbe entrare la mediazione di FI sull’imprinting della svolta liberal promossa da Marina Berlusconi. Al Senato, a gestire l’operazione è la capogruppo azzurra Stefania Craxi, al lavoro sugli emendamenti che dovrebbero superare lo stallo, specie sul nodo del Ssn. Non si esclude che potrebbe essere lei stessa il 3 giugno a sollecitare subito una nuova data per l’esame in Aula (che spetta comunque alla conferenza dei capigruppo). Ipotizzando di poter concludere in poche settimane le votazioni degli emendamenti (mai cominciata), si potrebbe tornare in aula prima della pausa estiva.

Il centrosinistra non ci crede nè si fida. Ripete che anche le due audizioni, chieste dalla maggioranza e previste mercoledì, sono un trucco per allungare l’iter. Mercoledì alle 12 interverrà l’Istituto superiore di sanità (e il Cnrr, in forma scritta) chiamato in causa per stabilire se esiste un macchinario per l’autosomministrazione del farmaco letale. Parallelo al percorso contorto della legge in Parlamento, prosegue quello dei malati terminali che autonomamente chiedono di accedere al suicidio assistito. L’ultimo caso è di una donna trevigiana di 77 anni affetta da mesotelioma pleurico a cui l’Ulss ha negato la richiesta. Lo denuncia l’associazione Luca Coscioni, spiegando che “dopo ogni ciclo di chemioterapia la paziente è costretta a convivere con una debilitazione protratta, difficoltà respiratorie e importanti effetti collaterali che incidono pesantemente sulla qualità della vita”. E condanna il rigetto dell’azienda sanitaria definendolo “ancora più grave” perché “non sono state indicate le ragioni”. Chiamata in causa, l’Ulss 2 di Treviso respinge le accuse chiarendo che “opera nell’esclusivo solco tracciato dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale” con “un esame rigoroso e non scelte arbitrarie o discrezionali”.   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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