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Il centro agita il campo largo: ‘Più spazio ai moderati’

di Redazione Panorama Italia
11/07/2026
Il centro agita il campo largo: ‘Più spazio ai moderati’

Il collante della piazza non basta a cancellare le differenze. Archiviata la foto dell’abbraccio di Napoli, il campo largo torna a fare i conti con il rebus che lo accompagna fin dall’inizio: quale spazio riservare al centro. Le contestazioni della sinistra radicale, il caso aperto dalle parole di Giuseppe Conte sull’Ucraina e il rinvio quasi certo del secondo palco di Padova riaccendono le tensioni tra gli alleati, incalzati dall’area riformista che reclama un perimetro più “inclusivo”. E il primo a rompere gli indugi è Bruno Tabacci, lasciando il gruppo del Pd per approdare al misto con un messaggio destinato agli alleati: “La destra non si batte restringendo il campo, ma allargandolo”. Una linea che trova sponde, con accenti diversi, in +Europa e Italia Viva, mentre Azione sceglie lo scontro aperto con il M5s.

Nel cantiere del campo largo riaffiora un ricordo che pesa: Vasto. La fotografia del 2011 suggellò il patto tra Pier Luigi Bersani, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola come alternativa al centrodestra, diventando però presto – nella lettura di alcuni protagonisti – il simbolo delle difficoltà di un’alleanza costruita più sulla somma delle sigle che su un progetto condiviso. Il timore che emerge nell’area centrista è che l’asse a quattro tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni ricalchi quello schema, mettendo insieme culture troppo distanti senza una sintesi capace di mobilitare l’elettorato sempre più disilluso. La scelta di lasciare il gruppo del Pd è “meditata e necessaria”, spiega Tabacci, che sembra mandare un segnale già con la sua partecipazione, martedì 14, alla ‘Notte della democrazia’, organizzata da +Europa davanti a Montecitorio contro la riforma della legge elettorale.

L’approdo in Aula del testo rappresenta un test per le opposizioni, chiamate a misurare anche la capacità di restare unite. Sarà il primo passaggio di un’estate parlamentare ad alta tensione, segnata anche dagli emendamenti al ddl caccia, dalla partita sulla vigilanza Rai e, il 4 agosto, dall’audizione di Conte davanti alla commissione sul Covid. “La foto e il palco visti a Napoli non sono sufficienti né quantitativamente né politicamente”, è la linea anche del segretario di +Europa, Riccardo Magi, convinto che il campo largo debba essere “europeo” e che serva “la disponibilità di tutti” per arrivare a un candidato unico di centro. Ancora più netto il giudizio di Italia Viva, impegnata nelle primarie delle Idee che a Genova ha visto anche la presenza, tra gli altri, di Silvia Salis. “La piattaforma di Napoli è sconfitta in partenza”, attacca il vicepresidente di Italia Viva Enrico Borghi, alimentando i dubbi sul bis del campo largo a Padova.

L’appuntamento del 15 luglio andrebbe verso il rinvio: ufficialmente per consentire ai leader di seguire alla Camera il voto sulla legge elettorale, ma cresce anche la prudenza dopo le contestazioni di Napoli. Si lavora a una nuova data e, secondo alcune ricostruzioni, anche a una diversa sede: tra le ipotesi affiora anche Roma, senza tuttavia trovare conferme. Ma il fronte centrista si muove anche per sottrazione. Calenda alza il livello dello scontro con Conte – accusandolo di “cretinismo filo-putiniano” – e chiama a raccolta i liberali in una piazza alternativa, il 21 luglio, a Caserta ed Ercolano, alla presenza anche della vicepresidente dell’Europarlamento, Pina Picierno. Una tensione che si riflette anche nell’attività parlamentare: la lettera unitaria delle opposizioni sulla vigilanza Rai, che avrebbe dovuto portare anche la firma di Azione, resta ferma. Sul fronte opposto, Antonio Tajani lavora per consolidare il centro intorno a Forza Italia. Due operazioni speculari che riflettono il cuore della sfida elettorale.   

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